← Torna alla Home
MindDomina Stagione I · La Guerriera Dorata
MINDDOMINA
Stagione I
La Guerriera Dorata

Elena non è una donna che si conquista.
È una donna che sceglie.

E se ti ha scelto —
non sai ancora se è una fortuna
o la cosa più pericolosa che ti sia mai capitata.

Episodio I
La Prima Valutazione
Il Club — Privé — Ore 01:14

L'aria del privé è densa di sandalo e ambra — un profumo che non annuncia, impone. Le luci sono così basse da rendere la penombra quasi tattile, una superficie contro cui appoggiarsi.

La vedi subito. Non perché sia la più bella nella stanza — anche se lo è — ma perché è l'unica che non sta guardando niente di specifico. Sta guardando tutto. Seduta sul velluto bordeaux, una gamba accavallata sull'altra, un bicchiere di cristallo che regge con tre dita come se pesasse niente.

Elena.

Il nome lo conosci già — si porta dietro una reputazione, con quella voce che si abbassa quando si nomina qualcosa di serio. Non toccarla a meno che non sia lei a toccarti prima — è il tipo del termine.

Poi alza gli occhi.

Il tuo battito sale un mezzo tempo. Come ci si accorge del silenzio solo quando smette.

Non è uno sguardo che invita. È uno sguardo che pesa. Ti tiene lì, fermo, mentre lei decide qualcosa che tu non hai ancora capito sia in discussione. Sul suo viso non c'è sorriso — c'è qualcosa di più preciso: l'espressione di chi ha già visto questo film e aspetta di sapere se questa volta il finale è diverso.

— Stai ancora aspettando che ti inviti, o stai aspettando di capire se ne vale la pena?— Elena. Voce bassa, come chi non ha bisogno di alzarla.

Il divanetto di fronte a lei è libero. Quello accanto — il suo lato — ha ancora il calore di chi se ne è appena andato. Hai esattamente adesso per decidere chi sei stasera.

La tua mossa
Episodio I · A
Troppo Vicino

Ti muovi senza esitazione. Un passo, il bordo del divanetto che cede sotto di te, il tuo fianco a pochi centimetri dal suo. L'aria tra voi si comprime.

Elena non si sposta di un millimetro.

Senti il calore del suo corpo prima ancora di sfiorarla. È deliberato. Anche il suo restare ferma è una scelta.

Le sue spalle accusano il colpo per una frazione di secondo — poi si sciolgono, con la lentezza di chi decide consapevolmente di non mostrare sorpresa. Abbassa il mento. Poi ti guarda dal basso verso l'alto con quella piega di labbra che non è ancora un sorriso.

"Interessante." Ruota appena il busto verso di te. Il profumo di sandalo si fa più caldo, quasi corporeo. "Sei entrato nel mio spazio come se ti appartenesse già." Una pausa. "Di solito, gli uomini che fanno questo... non finiscono dove pensano di finire."— Elena.

Si sporge leggermente verso di te. Non abbastanza da toccarti — abbastanza da farti sentire la mancanza del contatto come qualcosa di fisico. La sua mano è sul velluto tra voi, aperta, palmo in su, come una domanda a cui non ha dato parole.

Non la tocchi ancora. Ma guardare quella mano aperta — la curva del polso, la catenina d'oro che scivola verso il palmo — ti costa qualcosa. Una pressione bassa, nel petto, che scende.
"Dimmi una cosa." La voce scende di un registro. "Cosa ti aspetti che succeda adesso? Sii preciso. Non voglio la versione educata."— Elena.

Non aspetta la tua risposta fino in fondo. Si alza — fluida, senza fretta — e ti fa scivolare qualcosa tra le dita: un biglietto nero, carta pesante, profumata di sandalo. Un indirizzo in oro. Nient'altro.

"Se arrivi," mormora, le labbra abbastanza vicine al tuo orecchio da farti sentire il calore del suo respiro, "saprai già cosa aspettarti."— Elena.

In mano hai un biglietto. Sul petto hai un battito che non torna normale. E la certezza netta di essere stato scelto — non conquistato. Scelto.

Fine Episodio I · A
Episodio I · B
Chi Sa Aspettare

Ti siedi di fronte a lei. La distanza è esatta — calcolata. I tuoi occhi non lasciano i suoi nemmeno per un secondo.

Elena inclina la testa di qualche grado. Sul suo viso passa qualcosa — non sorpresa, qualcosa di più raro: interesse autentico.

Il silenzio tra voi dura esattamente quanto deve. Nessuno lo rompe. È un test che nessuno dei due ha dichiarato ma entrambi state facendo.
"Mi piace chi sa aspettare il proprio turno." Il bicchiere ruota lentamente tra le sue dita. "È raro. Gli uomini hanno fretta di dimostrare qualcosa." Una pausa. "Tu no. Mi chiedo perché."— Elena.

I tuoi occhi scendono per un istante — il colletto della sua camicia seta, la curva della clavicola — poi risalgono al suo sguardo. Lei se ne è accorta. E non lo nasconde.

"Il tono era quello giusto," dice. "Ma dimmi — gli uomini con i tuoi occhi cosa vogliono?" Un sorriso che sale da un lato solo. "La verità. Non la risposta educata."— Elena.
Senti la pressione di quella domanda come qualcosa di fisico — una mano aperta sul petto che aspetta.

Si alza. Ti porge qualcosa senza piegarsi — sei tu che devi allungare la mano. Un biglietto nero, carta pesante, indirizzo in oro.

"Vieni solo se hai già deciso cosa fare quando mi vedi. Non voglio qualcuno che decide sul posto."— Elena.

Il profumo di sandalo dura più di quanto dovrebbe. Come lei.

Fine Episodio I · B
Episodio II
Le Regole del Territorio
Palazzo Privato — Ore 02:47

L'indirizzo ti porta in una parte della città dove i palazzi hanno il profilo di chi ha smesso di dover dimostrare qualcosa da almeno un secolo. Portone nero. Nessun citofono. Solo un anello di bronzo dorato.

Una donna silenziosa in abito scuro ti fa entrare senza parole. Il corridoio profuma di cera e legno antico. Ti porta davanti a una porta chiusa. Il gesto è chiaro: da qui entri da solo.

Lo studio di Elena è una stanza che ti capisce prima che tu abbia capito lei. Librerie fino al soffitto, una sola lampada accesa, ed Elena in poltrona — che non alza gli occhi dal libro che tiene in grembo. Aspetta il tempo esatto che ti ci vuole per cominciare a chiederti se ti ha visto entrare. Poi chiude il libro. Con cura.

"Sei puntuale." Ti guarda. In quella luce, la catenina d'oro al polso ha lo stesso colore dei suoi occhi. "Siediti. O rimani in piedi. Come preferisci." Una pausa. "Ma scegli adesso. Non cambiare idea a metà."— Elena.
Il battito ti dà un colpo preciso. Come quando si sente un nome pronunciato nel modo esatto.
Come ti poni
Episodio II · A
Il Territorio Non Si Cede

Rimani dove sei. Elena si alza — lateralmente, verso la libreria. Scorre le dita sui dorsi dei libri senza guardare i titoli. Si volta con in mano una piccola scatola laccata nera. La appoggia sulla scrivania tra voi.

"Dentro c'è qualcosa che ti appartiene già — o non appartiene a nessuno. Dipende da cosa scegli adesso." Si avvicina al bordo della scrivania. La lampada le taglia il viso in luce e ombra. "Puoi aprirla tu. Oppure puoi chiedermi di farlo io — ma se lo chiedi, le regole cambiano."— Elena.
Guardi quella spalla scoperta — la camicia seta scivolata di un centimetro — la curva del collo, il tendine verso la clavicola. Elena segue il tuo sguardo con esattezza e non dice niente. Ti lascia guardare. Come si lascia guardare qualcuno che vuole che tu sappia esattamente cosa non puoi ancora avere.
Fine Episodio II · A
Episodio II · B
Accettare il Territorio

Ti siedi. Decidi di appoggiarti allo schienale — occupare lo spazio che hai. Elena cammina verso la finestra. La città di notte oltre il vetro è una serie di luci senza contesto. Si volta con la schiena alla finestra.

Non distoglie lo sguardo da te mentre torna verso la scrivania. Ogni passo una scelta. Senti il tuo respiro abbassarsi di un registro. Il corpo capisce prima della mente quello che sta succedendo.

"La maggior parte vuole essere trovata. Io voglio essere capita. È raro. E molto più pericoloso per entrambi." Ti porge il pugno chiuso verso di te. "Apri la mano sotto la mia. Non puoi sapere prima cosa c'è. Questa è la prima regola: scegli senza informazioni, o non scegliere."— Elena.
Il battito adesso è lento — non accelera, si approfondisce. Un tamburo che comincia a fare sul serio.
Fine Episodio II · B
Episodio III
La Chiave e la Porta
Il Palazzo — Lo Studio — L'Alba Che Non Arriva Ancora

Una chiave. Piccola, ottone scuro, nessuna targhetta. Elena te la dà con la stessa naturalezza con cui si consegna qualcosa che appartiene già a chi lo riceve.

"Ogni persona che arriva fin qui riceve la stessa chiave." Si siede sul bordo della scrivania. "La maggior parte chiede subito: cosa apre?" Una pausa. "Tu non l'hai chiesto. Sai cosa mi dice questo?"— Elena.
Il metallo freddo nel palmo. Poi si scalda. La temperatura del tuo corpo lo rivendica.

Si alza. Viene verso di te — lenta, sa già dove sta andando. Si ferma a una distanza troppo vicina per essere neutra. Le sue dita si avvicinano alla tua mano. Non la toccano. Toccano il bordo della chiave appena, come chi fa il contorno di qualcosa senza ancora decidersi a prenderlo.

Il suo polso è a tre centimetri dal tuo. Senti il calore prima del contatto — quella zona di confine dove l'aria diventa qualcosa di diverso. Il respiro ti si ferma per mezzo secondo. Poi riparte, più basso.
"Mi dice che sei più interessato al gioco che al premio." Il tono scende di un semitono. "E questo è l'unico tipo di persona con cui vale la pena giocare davvero."— Elena.

Sposta tre libri. Dietro, una porta che non avevi visto — non perché fosse nascosta, ma perché non cercavi qualcosa che non ti era stato detto di cercare.

"La chiave apre quella porta. Oltre c'è la parte del gioco che decidiamo insieme. O non stabiliamo niente, e vediamo cosa succede quando due persone smettono di fingere di avere un piano."— Elena.
La tua risposta
Episodio III · A
Il Tuo Gioco

Ti alzi. La chiave nella mano è calda adesso, come se avesse preso decisione insieme a te. Ti avvicini alla porta nascosta tra i libri.

Elena non si muove. Ti guarda fare. E in quello sguardo — per la prima volta da quando l'hai incontrata — c'è qualcosa che assomiglia a curiosità vera. Non valutazione. Curiosità.

La chiave entra nella serratura con una precisione che sembra quasi affettuosa. Giri. Un clic. La porta si apre su un'altra stanza — illuminata da una luce ancora più bassa, quasi solo candele.

L'aria di là ha un profumo diverso. Non sandalo — qualcosa di più antico. Resina, forse. Legno caldo. Il tempo che si condensa in un posto.

Senti i passi di Elena alle tue spalle. Non entra — si ferma sulla soglia.

"Questa parte non ha istruzioni." La sua voce ha perso ogni traccia di controllo studiato. È semplicemente la sua voce, adesso. "Che è esattamente come dovrebbe essere."— Elena.

Si avvicina. Vi trovate sulla soglia insieme — nessuno dei due dentro, nessuno fuori — con il peso specifico di quello che sta per succedere sospeso nell'aria tra voi come polvere d'oro in controluce.

"Benvenuto nel gioco vero." E questa volta il sorriso è completo.— Elena.
Fine Episodio III · A
Episodio III · B
Le Sue Regole

Le porgi la chiave con il palmo aperto. Non è un gesto rapido — è deliberato, come tutti i gesti che contano davvero.

Elena la guarda nel tuo palmo senza prenderla immediatamente. Quando la prende, lo fa con due dita — indice e pollice — come si prende qualcosa di prezioso che si vuole esaminare prima di custodire.

"Le regole le faccio io. Per ora." Ripete le tue parole con una cura che dimostra che le ha sentite esattamente per quello che erano. "Quelle ultime due parole," dice, "erano la parte intelligente."— Elena.
Senti qualcosa sciogliersi nella parte alta del petto. Non sollievo. Qualcosa di più preciso: il riconoscimento.

Va verso la porta nella libreria. La apre con la tua chiave. Si volta verso di te con la porta aperta alle spalle — la luce fioca della stanza di là le disegna una silhouette che sembra quasi irreale.

"La prima regola è che non esiste una regola fissa. La seconda è che puoi sempre dire no — ma devi farlo prima, non mentre stai già cambiando idea." Un sorriso lento, quasi tenero nella sua precisione. "La terza la scoprirai da solo."— Elena.

Ti fa un cenno. Piccolo, quasi impercettibile. Ma in questo spazio, tra di voi, è eloquente quanto una frase intera.

Entri nella stanza. Lei entra dopo di te. La porta si chiude alle spalle di entrambi con il suono esatto di qualcosa che comincia.

Non il profumo di sandalo, adesso. Qualcosa di più vostro. Qualcosa che non ha ancora un nome perché è troppo nuovo.
Fine Episodio III · B
Episodio IV
Il Primo Contatto Vero
La Stanza delle Candele — Notte Fonda

La stanza è più grande di quanto sembri dall'esterno. Il divano in pelle nera al centro, le candele che tengono le ombre lontane appena quanto basta. Elena si muove nello spazio con quella familiarità che ti fa capire che questo posto è suo — costruito per lei, o costruito da lei.

Si ferma di fronte a te. Vicina. La distanza tra voi è quella in cui si sente il respiro dell'altro senza doverlo cercare.

"Il problema degli uomini che arrivano fin qui," dice, le dita che sciolgono piano il primo bottone della sua camicia seta, "è che pensano che il gioco sia già cominciato." Secondo bottone. "Non è così. Il gioco comincia adesso. E la prima cosa che voglio sapere è quanto controllo riesci a mantenere quando non te lo aspetti."— Elena.
Il tuo respiro si abbassa di un registro. Guardi le sue dita sul terzo bottone e senti qualcosa stringersi nel basso ventre.

Si ferma — tre bottoni, non di più. La camicia resta chiusa ma appena — quella zona di visibile e nascosto che è più potente di entrambi i poli.

Si avvicina di un passo. La sua mano sale sul tuo petto — un contatto piatto, fermo, attraverso il tessuto della tua camicia. Non ti spinge. Ti tiene. Come si tiene qualcosa per sentirne il peso. Senti il calore della sua mano prima ancora di elaborare che è lì. Il tuo battito accelera sotto quel palmo aperto — e lei lo sente. Lo sa. E nella piega delle sue labbra vedi che era esattamente questo che voleva verificare.
"Eccolo," mormora. La sua voce è quasi gentile — quella gentilezza precisa di chi ha trovato ciò che cercava. "Il momento in cui il corpo dice la verità prima della mente." Non ritira la mano. "Adesso dimmi — cosa vuoi che succeda. Dimmelo con le parole, non con lo sguardo."— Elena.
La tua risposta
Episodio IV · A
Le Parole Giuste

Glielo dici. Con le parole — precise, dirette, senza la versione educata. Le parole escono con una qualità che non ti aspettavi: calme. Come se dirlo ad alta voce fosse più facile di quanto avessi temuto.

Il silenzio dopo è denso. Le candele tengono tutto fermo per un secondo.

Elena non si muove. Ti guarda con una concentrazione che sembra quasi scientifica. Poi — lentamente — il sorriso arriva. Completo, questa volta. Il primo sorriso completo che ti dà da quando ti ha visto.

"Bene." Ritira la mano dal tuo petto. Si volta verso il divano. "Siediti. Adesso ti dico io cosa succede."— Elena.

Ti siedi. Lei rimane in piedi — il che significa che la differenza di posizione non è più neutra, se mai lo è stata. Si avvicina. Si inginocchia sul divano accanto a te — non sotto di te, al tuo livello — e la sua bocca è a pochi centimetri dalla tua guancia quando parla.

"Quello che hai detto," mormora, e il suo respiro caldo sull'orecchio ti percorre la nuca, "lo otterrai. Ma alle mie condizioni. Ai miei tempi." Le sue labbra sfiorano il tuo lobo — solo sfiorano, come si segna un confine senza ancora attraversarlo. "Riesci a sopportare di volere qualcosa e non averlo subito?"
Fine Episodio IV · A
Episodio IV · B
Il Gesto Vale Più delle Parole

La tua mano copre la sua — ancora sul tuo petto. Non spingi. Non premi. Tieni. Come si tiene qualcosa che non si vuole perdere.

Elena non ritira la mano. Abbassa gli occhi su quella sovrapposizione — la tua mano sulla sua — con un'espressione che non è disappunto. È qualcosa di più vicino all'interesse.

"Non hai risposto." Ma il tono non è una critica. "Hai fatto qualcosa di meglio." Solleva gli occhi su di te. "Hai risposto nel modo in cui rispondo io. Questo mi dice qualcosa."— Elena.
Non ritrae la mano da sotto la tua. La gira — piano, deliberatamente — finché le vostre dita sono intrecciate per un secondo. Un secondo solo. Poi le scioglie, e quello che lascia non è il contatto ma la sua assenza — che è più presente di prima.
"Siediti." Si allontana verso il bordo del divano. "Adesso parliamo — nel senso reale del termine. Di cosa vuoi. Di dove vuoi che arrivi questo gioco. E di cosa sei disposto a mettere in gioco tu."— Elena.
Quella conversazione dura un'ora. È la più onesta che tu abbia fatto in anni — con qualcuno che non conosci da venti ore.
Fine Episodio IV · B
Episodio V
Il Cedimento
Lo Studio — La Mattina Dopo

La mattina entra dallo studio attraverso tende che non filtrano abbastanza. Elena è seduta alla scrivania — stavolta con una tazza di caffè e un'espressione che non hai ancora visto su di lei: quella di qualcuno che stava pensando a qualcosa prima che tu entrassi.

Non ti dà il buongiorno. Ti dà qualcosa di più raro: uno sguardo diretto, senza il filtro del gioco.

"Ho dormito tre ore." Non lo dice come una lamentela. Come un fatto che ha deciso di condividere — il che, da lei, è già una forma di confidenza. "Tu?"— Elena.

Beve il caffè. Fuori dalla finestra la città sta cominciando a esistere. In questa luce, Elena è diversa — non meno di prima, ma altra. Come una parola che conosci in due lingue e che significa cose leggermente diverse in ciascuna.

"C'è qualcosa che voglio dirti." Posa la tazza. "Non nel contesto del gioco. In quello normale — se esiste ancora un normale, per questa cosa tra noi." Ti guarda. "Ieri sera, quando hai aperto quella porta—" Una pausa abbastanza lunga da avere un peso. "Non ero sicura di cosa volessi che succedesse dopo. È la prima volta da molto tempo che non lo sono."— Elena.
Quella frase occupa lo spazio della stanza in modo diverso dalle altre. Più pesante. Più reale.
Cosa fai con questa informazione
Episodio V · A
Lo Spazio Giusto

Non rispondi subito. Le lasci lo spazio. Poi:

"Non devi saperlo in anticipo. È il punto."— Tu.

Elena ti guarda per un momento lunghissimo. Poi riprende la tazza di caffè. Abbassa gli occhi. E in quel gesto — piccolo, ordinario — c'è qualcosa che non hai ancora visto su di lei: la versione di Elena che esiste quando nessuno la guarda con aspettative.

"Forse." Dice. E quella parola — forse — da lei è enorme.— Elena.
Fine Episodio V · A
Episodio V · B
La Crepa

Vai verso di lei. Non di corsa — con la stessa lentezza che ha usato lei mille volte in questi giorni. Arrivi alla scrivania. Ti fermi accanto a lei — non di fronte. Al suo lato.

Non dici niente. Metti una mano sulla sua spalla — leggera, senza pressione. Come si mette una mano su qualcosa di prezioso per farle sapere che è al sicuro.

Elena non si irrigidisce. Non si gira. Abbassa leggermente la testa. Un gesto minimo — per lei equivale a capitolare.
La sua mano sale sulla tua — quella sulla sua spalla. Non per toglierla. Per tenerla lì. Le sue dita stringono le tue per un momento che dura più di un momento, in quella strana matematica dei contatti che contano. Quando parla, la voce è diversa — più bassa, più privata, come quando si parla solo per essere sentiti da vicino.
"Non farlo diventare una vittoria," mormora. Ma stringe ancora le tue dita. "Sono ancora io, qui. Non dimenticarlo."— Elena.

La guardi di profilo. La luce del mattino le arriva sul viso diversamente — senza il controllo delle candele, senza la penombra del club. È bella in questo modo che non si prepara.

"Va bene." Si volta verso di te. I vostri visi sono vicini — non abbastanza per quello che stai pensando, abbastanza per non pensare ad altro. "Adesso vattene. Torna stasera." Una pausa. "Puoi tornare?"— Elena.
Fine Episodio V · B
Episodio VI — Finale di Stagione
Finale · Stagione I
Il Ribaltamento
Il Palazzo — La Sera Successiva

Sei tornato. Puntuale — non di un minuto prima, non di un minuto dopo. Elena apre lei stessa il portone, stavolta. Indossa qualcosa di diverso da ieri — più semplice, più suo. Come se la tua presenza non richiedesse più la versione di rappresentanza.

Ti porta nello studio. Il fuoco nel camino che non avevi notato prima — o forse non c'era. Il sandalo nell'aria ha qualcosa di diverso, più morbido. Come un'intenzione cambiata.

"Ho pensato a quello che hai detto ieri." Si siede sul divano — non sulla poltrona, non sul bordo della scrivania. Sul divano. Invitandoti con il gesto a sederti accanto a lei. "Sulla differenza tra sapere cosa vuoi e sapere come ottenerlo."— Elena.

Ti siedi. Vicino — più vicino di ieri, e nessuno dei due ne fa un fatto.

"Ti faccio una domanda." Si volta verso di te. I suoi occhi sono a livello dei tuoi — nessuna posizione di vantaggio, stavolta. "Se adesso ti dicessi che le regole sono tue — che sei tu a decidere come va avanti questa cosa — cosa faresti?"— Elena.
Senti il cambiamento nell'aria come si sente il cambiamento di pressione prima di un temporale. Qualcosa si è spostato. Qualcosa che lei ha scelto di spostare.
Il ribaltamento — la tua risposta
Finale A · Stagione I
Adesso Decido Io

Le dici cosa farebbe qualcuno che ha il controllo. Con le parole — precise, dirette. E nella pausa dopo, prima che lei risponda, senti qualcosa che non ti aspettavi: la sensazione di avere detto la cosa giusta.

Elena non si muove. Ti guarda con quella concentrazione che conosci già — ma stavolta c'è qualcosa di diverso sotto. Qualcosa che assomiglia a sollievo. Come se aspettasse questo da più tempo di quanto voglia ammettere.

"Allora fallo." Due parole. Detto con la stessa calma con cui di solito è lei a dare le istruzioni.— Elena.
Ti avvicini a lei sul divano. La tua mano sul suo viso — una mano che tiene, non che prende. Il pollice lungo la linea della mascella. Lei non si irrigidisce. Non si scosta. Chiude gli occhi per un secondo — il primo secondo in cui non sta guardando niente — e in quel secondo c'è più intimità di tutto quello che è successo prima. Le tue labbra trovano le sue con una lentezza che è una domanda e una risposta insieme. Lei risponde. Senza tattiche, senza calcolo. Per la prima volta, solo Elena.

Quando vi separate, c'è un silenzio che non ha la qualità del test. Ha la qualità di qualcosa che è appena diventato reale.

"Adesso sai," mormora, gli occhi ancora semichiusi, "che il controllo non era mai mio. Era quello che lasciavo che tu credessi." Una pausa. "Benvenuto nella seconda stagione."— Elena.

Fine Stagione I · MindDomina
Il gioco non è finito.
È appena diventato qualcosa di diverso.
La Stagione II comincia adesso.
Finale B · Stagione I
Le Regole Sono Già Le Tue

Le sorridi. Non un sorriso tattico — uno vero, che arriva prima che tu decida di darglielo.

"Le regole sono già le tue. È questo il punto." Una pausa. "Non voglio vincere. Voglio giocare. Con te. Finché ha senso."— Tu.

Elena ti guarda per un tempo lungo. Poi fa una cosa che non ha fatto nemmeno una volta in tutti questi giorni: ride. Non un sorriso — una risata vera, breve, che si chiude in fretta come se non fosse abituata ad uscire.

"Questo è la risposta più onesta che abbia ricevuto in anni." Si appoggia allo schienale del divano. Più rilassata di quanto tu l'abbia mai vista. "Okay." Una parola. Enorme. "Giochiamo."— Elena.
La sua mano trova la tua sul divano — non un gesto romantico, un gesto reale. Concreto. Il peso della sua mano sulla tua, le dita che non si intrecciano ma si appoggiano. Come si appoggia qualcosa che non ha ancora deciso di cedere del tutto ma ha smesso di resistere. È abbastanza. Per adesso, è tutto.
Fuori, la città di notte. Dentro, il silenzio di due persone che hanno smesso di fingere di non capirsi.

Fine Stagione I · MindDomina
Il gioco non è finito.
Ha trovato le sue regole vere.
La Stagione II comincia adesso.